Problemi frequenti e come porvi rimedio

Se da una parte gocciola e scorre e dallaltra non si muove niente

Numerosi malati di Parkinson soffrono di problemi del tratto gastrointestinale e di alterazioni della funzione della vescica. Un tema tabù di cui spesso non si parla. Peccato, perché esistono vari aiuti. Di Elisabeth Ostler

Le turbe dellattività intestinale e i disturbi urinari di origine neurologica sono sintomi frequenti della malattia di Parkinson. Mentre i primi possono manifestarsi già anni prima della diagnosi, i secondi compaiono sovente solo negli stadi più avanzati della malattia. La maggior parte delle persone colpite lamenta un bisogno di urinare frequente e impellente, la fuoriuscita di quantità relativamente ridotte di urina e occasionali perdite involontarie (incontinenza urinaria), soprattutto quando il WC non può essere raggiunto in tempo. I pazienti sono particolarmente infastiditi anche dal frequente bisogno di urinare durante la notte.

Funzione normale della vescica e alterazioni nella terza età

Di norma la vescica urinaria ha una capienza di 400-500 ml. Se si bevono 1,5-2 litri al giorno, ne risulta una quantità durina pari a 1,5 litri, equivalente a 4-6 svuotamenti quotidiani della vescica. Le persone sane possono reprimere il bisogno di urinare per 3-5 minuti anche se la vescica è completamente piena, e quindi fanno in tempo a raggiungere una toilette.

Col passare degli anni, la diminuzione della capacità di accumulo e della forza muscolare della vescica, unita alle variazioni ormonali, fa sì che essa debba essere svuotata anche una o due volte durante la notte. Le turbe urinarie possono essere dovute anche ad alterazioni organiche. Nelle donne, ad esempio, lindebolimento del pavimento pelvico o un prolasso della vescica possono causare emissioni involontarie di urina durante colpi di tosse, risate o starnuti. Negli uomini, lingrossamento della prostata provoca spesso una riduzione della forza del getto urinario, un frequente bisogno «imperioso» di urinare e la sensazione di svuotamento incompleto della vescica. In aggiunta a ciò, anche certi farmaci possono influire sulla funzione della vescica e sulla produzione di urina.

Disturbi urologici nella malattia di Parkinson

Nei malati di Parkinson, ai problemi imputabili alletà si sovrappongono le turbe vescicali di origine neurologica. In seguito alla carenza di dopamina, nel Parkinson risulta alterato anche il controllo della funzione della vescica, situato nel cervello e nel midollo spinale. Per questa ragione, il bisogno non più reprimibile di urinare compare spesso già quando nella vescica si sono accumulati appena 100-250 ml di urina, cosicché i pazienti avvertono sempre più spesso lurgenza di urinare: non di rado, essi devono recarsi in bagno più di dieci volte nellarco di 24 ore. E a causa del rallentamento dovuto alla malattia e/o dei blocchi, a volte essi non fanno in tempo a raggiungere la toilette o a svestirsi.

Diagnostica delle turbe della funzione vescicale

Lo strumento diagnostico più utile al medico per accertare lesistenza di una turba della funzione vescicale consiste nel cosiddetto diario minzionale: per alcuni giorni i pazienti raccolgono lurina in un bicchiere graduato e annotano di volta in volta la quantità e lorario. Parallelamente, essi registrano le quantità di liquidi bevuti. Questi dati, insieme a una lista di tutti i farmaci consumati, forniscono al medico indicazioni preziose sul tipo di disturbo. Solo in casi speciali si rendono necessari altri esami (ecografia, misurazione della pressione del getto minzionale o citoscopia).

Possibilità terapeutiche

È importante che i pazienti con problemi urinari non tacciano per vergogna, bensì ne parlino apertamente con il loro neurologo. Il medico può trattare solo i disturbi di cui è a conoscenza! A tale proposito, è importante che il trattamento dei problemi vescicali sia coordinato con la terapia antiparkinsoniana. Lincompatibilità fra mobilità limitata e bisogno di urinare forte e non reprimibile è spesso allorigine di fughe involontarie di urina (incontinenza). Il diario minzionale permette di stimare la capacità di accumulo della vescica e di impostare un «training vescicale» nellambito del quale il paziente svuota la vescica a intervalli rigorosamente stabiliti (ad es. ogni due ore), e ancor prima che si manifesti il bisogno irresistibile di urinare. Inoltre egli deve pure evitare di bere sia quantità eccessive di liquidi, sia quantità straordinariamente ridotte.

Le donne hanno altresì la possibilità di rinforzare la loro muscolatura pelvica mediante un allenamento mirato del pavimento pelvico (chiedete alla vostra fisioterapista!), tonificando così indirettamente i muscoli dello sfintere urinario.

Per alleviare i disturbi vescicali si può anche ricorrere a farmaci specifici, oppure a unelettrostimolazione della vescica mediante elettrodi cutanei. Esistono poi medicamenti che esplicano il loro effetto direttamente nella vescica. Per placare la vescica iperattiva, da qualche anno si fa pure ricorso alla tossina botulinica, che viene iniettata nel muscolo vescicale durante una cistoscopia. Linserimento di un catetere uretrale o peritoneale va preso in considerazione solo dopo aver esaurito tutte le altre opzioni terapeutiche.

Mezzi ausiliari in caso di problemi vescicali

La regola doro è: tanto quanto basta, ma il meno possibile. Gli assorbenti da utilizzare durante il giorno possono essere molto diversi da quelli per la notte. Purtroppo i prodotti contro lincontinenza sono piuttosto cari. Se il medico diagnostica unincontinenza media o grave, la cassa malati assume però i costi fino a concorrenza di un importo massimo prestabilito. Vengono rimborsati solo i prodotti acquistati in farmacia o presso negozi specializzati in articoli sanitari.

Esistono anche mezzi ausiliari che non sopprimono il bisogno di urinare durante la notte, però evitano la necessità di andare in bagno.  

Gli uomini possono utilizzare un urinario (il cosiddetto pappagallo) o un condom urinario. Quest’ultimo viene infilato sul pene prima di coricarsi: l’urina si raccoglie in un sacchetto che al mattino va semplicemente eliminato insieme al condom.

Per le donne esiste il sistema urinario «Pibella»: esso deve essere applicato per ogni svuotamento della vescica, però evita la necessità di alzarsi faticosamente dal letto.

Importante: per utilizzare con successo questi mezzi ausiliari, è indispensabile fruire di una consulenza e di un’istruzione. E ovviamente ci vuole un po’ d’esercizio. Una volta che si è imparato a usarli, tuttavia, sia il condom urinario, sia il Pibella regalano un grande sollievo e notti più tranquille.

Chi è in viaggio può usare l’urinario pieghevole «Jonhy Wee», adatto per donne e uomini, facilissimo da usare e igienico: speciali cristalli di polimero integrati trasformano subito l’urina in gel. Così non ci sono perdite e il sacchetto può essere usato più volte, fino a una capienza complessiva di circa 700 ml.

Turbe del tratto gastrointestinale

Proprio come i problemi vescicali, anche i disturbi del tratto gastrointestinale sono estremamente fastidiosi. Nel Parkinson, anche questi ultimi spesso di origine neurogena sono molto diffusi.
Per garantire il trasporto del contenuto dell
intestino, è necessario che linnervazione da parte del cervello e del sistema nervoso periferico funzioni senza intoppi. La struttura superiore competente per la regolazione degli organi interni si chiama «sistema nervoso autonomo» e si divide a sua volta in «simpatico» e «parasimpatico». Il parasimpatico incrementa lattività, il simpatico la frena. Linnervazione del tratto gastrointestinale è molto complessa. Accanto al parasimpatico e al simpatico sussiste uninnervazione a sé stante nella parete intestinale. Nei pazienti parkinsoniani questultima è soggetta ad alterazioni degenerative, e ciò spesso già anni prima della diagnosi. Come le turbe dellolfatto e del sonno, anche i problemi gastrointestinali rientrano fra i sintomi precoci tipici del Parkinson. Un malato di Parkinson su quattro soffre di stipsi già al momento della formulazione della diagnosi.

Poiché col passare del tempo la malattia colpisce tutti i nervi del sistema nervoso centrale e periferico deputati allattività intestinale, risulta disturbata la funzione dellintero tratto gastrointestinale, tantè vero che compaiono sintomi variegati come la scialorrea, i problemi di deglutizione, le difficoltà di svuotamento dello stomaco e la costipazione.

Scialorrea: cosa si può fare?

I pazienti parkinsoniani producono più o meno tanta saliva come le persone sane. Tuttavia, dato che deglutiscono più raramente, nella loro bocca si accumula più saliva che non da ultimo a causa della posizione tipicamente china in avanti può sfuggire dalla bocca spesso semiaperta. Esistono farmaci efficaci, però producono sovente importanti effetti collaterali: per questa ragione vengono utilizzati con cautela. Una relativa novità è rappresentata dalliniezione di tossina botulinica nelle ghiandole salivari, che in seguito per alcuni mesi producono meno saliva.

Turbe della deglutizione: sgradevoli e anche pericolose

Le turbe della deglutizione sono frequenti negli stadi avanzati della malattia, e in parte sono anche indotte dai farmaci. Esse si manifestano quando si ingeriscono alimenti sia solidi, sia liquidi, oppure quando si assumono i medicamenti, e celano il rischio di aspirazione del cibo, che a sua volta può provocare uninfiammazione della trachea e dellesofago, oppure persino una polmonite. Il fatto di tossire o di schiarirsi la voce con una certa frequenza durante e dopo i pasti è un segnale dallarme!
I farmaci esplicano un effetto solo parziale sulle turbe della deglutizione. Viceversa, si consiglia una dieta speciale (dieta per disfagia o alimenti frullati), abbinata alla rinuncia sistematica a consistenze miste (cibi solidi insieme a componenti liquide, ad es. minestrone). In generale, i pasti dovrebbero essere consumati nelle fasi di buona mobilità, e subito dopo i pazienti dovrebbero rimanere seduti con il busto eretto per almeno 30 minuti. Potrebbe essere necessario addensare i liquidi. Vale la pena di consultare una logopedista. In casi molto gravi, occorre anche considerare l
alimentazione mediante sonda gastrica.

Svuotamento gastrico rallentato: un disturbo greve di conseguenze!

 Lo svuotamento gastrico ritardato spesso osservato nel Parkinson (possono passare due ore o più prima che il contenuto dello stomaco passi nellintestino) provoca un senso di oppressione al di sopra dello stomaco e una sensazione precoce di sazietà. Inoltre esso altera lassorbimento dei farmaci antiparkinsoniani (che devono giungere nellintestino tenue prima di passare nella circolazione sanguigna), ostacolando quindi la gestione della terapia, poiché leffetto dei farmaci viene nettamente ritardato. Vari studi dimostrano che sovente la sintomatologia parkinsoniana può essere controllata molto meglio se i medicamenti non vengono assunti per via orale, bensì vengono infusi direttamente nellintestino, ad es. tramite una pompa per Duodopa.

Un principio attivo efficace in caso di svuotamento gastrico ritardato è il domperidone (Motilium), che ha il vantaggio di agire nel tratto gastrointestinale e non può superare la barriera emato-encefalica, prevenendo così gli influssi negativi sui sintomi del Parkinson. I medicamenti che agiscono nel cervello solitamente consigliati a persone sane in caso di nausea e svuotamento gastrico rallentato non dovrebbero essere impiegati nel Parkinson, poiché ne possono aggravare notevolmente i sintomi.

Costipazione: un problema che riguarda molte persone

Circa un terzo dei pazienti parkinsoniani soffre di grave costipazione già al momento della diagnosi. Fra i pazienti già diagnosticati, nel decorso della malattia circa tre quarti lamentano problemi di questo tipo. In seguito alla diminuzione della motilità intestinale provocata dal Parkinson, in molti pazienti il cibo impiega più di 5 giorni per transitare nellintestino. Quali cause del problema si additano sovente la medicazione, la ridotta attività fisica, la minore tensione muscolare e lapporto insufficiente di fibra alimentare e di liquidi. Questo è vero solo in parte. La diminuzione dellattività intestinale va imputata alla degenerazione delle cellule nervose nel cervello e nella parete addominale. Daltra parte, è corretto affermare che taluni farmaci, la mancanza di moto, linsufficiente apporto di liquidi e lalimentazione scorretta (povera di fibre) aggravano ulteriormente il problema.

Come nel caso delle turbe vescicali, anche per la costipazione vale indubbiamente la pena di parlare apertamente con il medico. Egli vi potrà aiutare solo se gli descrivete i vostri problemi (feci troppo dure? mancanza di forza per spingere? frequenza dellevacuazione? sensazione di svuotamento incompleto?). Una radiografia con cosiddetti marker, ad esempio, permette di misurare il rallentamento del transito intestinale: se esso dura più di tre giorni, non è più considerato normale.
In via di principio, si consiglia di privilegiare un
alimentazione ricca di fibre e un apporto sufficiente di liquidi, come pure di fare regolarmente del moto. Questi provvedimenti sono tuttavia davvero efficaci solo in caso di costipazione leggera. Nei casi più gravi, ovvero quando il transito intestinale dura più di cinque giorni, queste misure non bastano e bisogna fare ricorso ai farmaci, sempre tenendo presente che clisteri, supposte e altri rimedi aiutano a svuotare lintestino, certo, ma non risolvono il problema, poiché le feci ricominciano subito ad accumularsi. I successi migliori si ottengono con un cosiddetto macrogol (ad es. Movicol), che lega molto liquido e non viene riassorbito. Lassunzione regolare aiuta ad accelerare durevolmente il transito intestinale troppo lento.

Fonte: www.parkinson.ch

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